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Brahms PDF Stampa E-mail

 L'equilibrio di una registrazione

Una registrazione raduna un numero di "artigiani" più grande di quello che sembra. È come se essi casualmente si riunissero a mettere insieme i loro sforzi. A volte la loro collaborazione è più intima, mescolandosi col percorso artistico delle loro rispettive vite. È il caso di questa registrazione.
Brahms, un compositore che non possiamo evitare, rimane a volte molto presente e altre infinitamente lontano.
Avremmo noi apprezzato una sua stretta di mano? Un suo sorriso? Saremmo stati irritati dalla sua voce o affascinati dai suoi discorsi? Impossibile rispondere. Al contrario, la sua musica è incisa sulla nostra pelle al punto tale da colorare gran parte delle nostre vite, nella loro dimensione più preziosa.

Immergendoci nell'universo di sonate con il mio collega Philippe Bianconi, questa volta in vista di una registrazione, ci siamo resi conto che erano trascorsi tredici anni dal giorno in cui abbiamo cominciato ad avvicinarci alle opere di Brahms, le quali erano presenti sin dall'inizio della nostra collaborazione. Da questo primo incontro comune con Brahms, ho avuto per lungo tempo la profonda sensazione di non riuscire - durante un concerto in Bretagna- a trovare sul mio violino la materia sonora che ricercavo nella seconda sonata. Nel corso degli anni questo ricordo diede inizio ad una ricerca incessante, fatta di numerosi cambiamenti e di nuove tecniche, per aderire al meglio all'universo sonoro dell'opera a cui ero tanto ispirato. Malgrado i miei sforzi, la realizzazione di questo progetto probabilmente non avrebbe avuto luogo senza l'intervento di un altro artigiano, Christian Bayon, liutaio, il quale mi portò nel gennaio del 2006 un meraviglioso violino che aveva costruito. Esso mi ha aperto un ampio campo di possibilità sonore che ha concretizzato lunghi anni di ricerca.

La scelta essenziale di Jean Martial Golaz, ingegnere del suono e direttore artistico, fu meno inaspettata. Nel 1989 ho effettuato la mia prima registrazione sulla sua direzione e insieme contiamo già otto registrazioni. Dopo tante ore di musica e di evoluzioni col passare degli anni, abbiamo sviluppato una fiducia e una conoscenza del metodo di lavoro e delle possibilità dell'altro, che ci fa vedere le cose con più evidenza. La decisione del luogo è nata molto spontaneamente grazie alla nostra collaborazione: la mitica sala di musica di La Chaux de Fonds è il luogo prediletto da Jean Martial per registrazioni di questo genere. Essa ci ha permesso una ripresa di suoni molto naturali con una sola coppia di microfoni (Neumann TL 50), uno per ciascun strumento. Il risultato è stato una configurazione paragonabile all'ascolto del pubblico in una performance live.

Anche la scelta del pianoforte è stata concordata con Philippe, e successivamente con l'accordatore Francis Morin, che conosceva perfettamente lo strumento da noi scelto, e con il quale avevo già avuto il piacere di collaborare per un disco precedente.
Qualche settimana prima della registrazione, dopo tante esitazioni e confronti tra archi (i cui crini erano stati tutti perfettamente cambiati dal mio costruttore di archi Edvin Clement in uno stesso giorno per avere un identico grado di usura), ho scelto il mio arco Nicolas Maline ( XIX° sec), che attraverso la consistenza della sua sonorità, del suo margine di riserva, si avvicinava di più allo spirito Brahmsiano e alle sensazioni fisiche che esso mi trasmetteva.

L'equilibrio di una registrazione è una questione delicata. Spesso ci si dimentica che al di là del compositore e degli interpreti, c'è tutto un mondo fatto di sensibilità e di tecniche, che permette ad una eventuale magia di irrompere in un contesto che sembra escluderla.

Tedi Papavrami

 
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